Secondo l’Osservatorio Media Permanente Nimby Forum sono stati 359 gli impianti contestati in Italia nel corso del 2016, il 5% in più dell’anno precedente. I “no” ai grandi investimenti e alle riforme arrivano dai cittadini, dalle associazioni e dai numerosi ricorsi al TAR. Alberto Brambilla e Stefano Cianciotta fotografano la situazione e propongono soluzioni per uscire dallo stallo, nel libro “I no che fanno la decrescita. Per un Paese che non ha ancora rinunciato al futuro” edito da Guerini e Associati.

“Tutte le volte che l’Italia dice «No», il conto che i cittadini pagano è decisamente salato. Soprattutto in termini di mancate opportunità” affermano Alberto Brambilla e Stefano Cianciotta in apertura del nuovo libro scritto a quattro mani I no che fanno la decrescita, edito da Guerini e Associati.
In Italia si è consolidata la tendenza a dire no, una tendenza che condiziona fortemente i politici, affannati a inseguire gli istantanei umori e i timori delle masse. La conseguenza è che le istituzioni prendono o annunciano decisioni tattiche di breve termine per capitalizzare consenso, invece di indicare un indirizzo strategico di lungo periodo.
Dall’opposizione ideologica alle infrastrutture al sistema della forma¬zione bloccato, dalle disfunzioni della Pubblica Amministrazione alla Giustizia troppo lenta, dai mai sopiti interessi corporativi fino al caso emblematico dei vaccini, si pagano ancora troppi dazi all’inerzia e a un’industria che parla sempre di più la lingua straniera.

Il testo, con l’introduzione di Alessandro Beulcke, presidente del Nimby Forum, passa in rassegna i più recenti «veti» che hanno impedito al nostro Paese di crescere e di promuovere uno sviluppo al passo con quello dei Paesi occidentali più progrediti. Per invertire la tendenza, gli autori (ri)lanciano cinque regole per crescere, una serie di proposte utili e potenzialmente pro-ficue su fisco, spesa pubblica, mercato del lavoro, giustizia, scuola e università.
L’istruzione resta l’investimento più importante per il futuro di un Paese. Per questa ragione tra le nostre cinque regole per crescere, al primo posto abbiamo inserito la necessità di tornare a investire sulla creatività e sulla intraprendenza dei giovani. L’Italia è l’unico Paese europeo che non ha aumentato la spesa per studente nella scuola primaria e secondaria dal 1995 e resta ancora agli ultimi posti nella transizione Scuola-Lavoro. Il nuovo Governo aumenti i fondi in bilancio per l’istruzione, perché quello è il primo mattone per originare comunità consapevoli” affermano gli autori.

Alberto Brambilla, 32 anni, laureato in Scienze Politiche alla Statale di Milano, redattore economico del Foglio dal 2012. Con un’inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena e con un approfondimento sul pregiudizio ecologista nel caso Ilva, ha vinto il premio State Street Institutional Press Awards nel 2013 e nel 2015 (giornalista dell’anno nella categoria Giovani Talenti). Nel 2017 per gli articoli sulla crisi bancaria italiana gli è stato attribuito il prestigioso riconoscimento intitolato alla memoria dell’economista Federico Caffè.

Stefano Cianciotta, Presidente dell’Osservatorio Nazionale sulle Infrastrutture di Confassociazioni, è attualmente docente a contratto di Comunicazione di Crisi aziendale all’Università di Teramo ed è consulente della Scuola di Formazione del Ministero della Difesa e della Scuola Umbra di Amministrazione Pubblica. Svolge attività di consulenza aziendale e di formazione manageriale sul Crisis Management e sulla innovazione delle organizzazioni. È opinionista dei quotidiani Il Foglio e Il Messaggero, e frequente ospite delle trasmissioni Uno Mattina (Rai Uno) e Studio24 (Rai News 24).