Banda ultra larga, l’Abruzzo avanza lentamente grazie soprattutto al contributo dei privati. Il bilancio degli investimenti nel mio editoriale su Il Messaggero.

Nel piano Industria 4.0 l’obiettivo fissato dal Governo prevede che tutte le imprese siano raggiunte da almeno 30 megabit al secondo entro il 2020 e il 50% da almeno 100 mega. Un piano ambizioso se confrontato con le medie già toccate in Europa, ma che diventa una sfida improba di fronte al dato nazionale di copertura della banda ultralarga, come risulta dalla recente indagine di Ernst & Young effettuata su un campione di 11mila imprese censite. Sono oltre 7.000, infatti, le aree industriali italiane prive di connessione in fibra oltre i 30 Mbps. E in 1.700, di quelle considerate di piccole dimensioni, i servizi broadband di rete fissa non sono minimamente disponibili. L’Abruzzo è a metà del guado, e lentamente sta colmando il fortissimo gap con il resto delle regioni italiane. A fine 2016, infatti, nessun comune dei distretti industriali abruzzesi risultava essere coperto (Fonte Osservatorio Statisticheimpresa 2.0 del MISE). Dopo quasi due anni la percentuale di copertura è salita al 16% (Fonte Istituto per la Competitività), mentre complessivamente tra immobili privati e imprese l’Abruzzo ha raggiunto il 38,5% (Fonte Agenda Digitale del Governo). In questi due anni il Piano banda ultralarga, che aveva assegnato alla regione 201 milioni di euro, a valere sui fondi PAR-FSC 2007-2013, sui fondi POR-FESR 2014-2020 e del MISE, insomma si è messo in moto, grazie soprattutto al contributo dei privati, come dimostrano gli investimenti di Open Fiber nella provincia di Teramo e di Fastweb nel Distretto industriale della Val di Sangro. L’Abruzzo, peraltro, è rientrata tra le prime Regioni italiane che lo scorso 19 giugno hanno firmato con il concessionario aggiudicatario Open Fiber il contratto per la realizzazione e gestione della rete. Sessantuno di quei 201 milioni sono destinati proprio a sostenere la crescita e lo sviluppo dei distretti industriali. Eliminare il digital divide consentirà alle imprese regionali di rispondere rapidamente a un’ondata di trasformazioni digitali basata su open data, sensoristica, cloud, intelligenza artificiale e IoT. L’Aquila, inoltre, è stata indicata dal Governo tra le cinque città italiane dove si sperimenterà la tecnologia 5G, il cui sviluppo delle reti e dei servizi sarà sostenuto proprio dagli investimenti nella banda ultralarga.