Riformare Abruzzo Sviluppo e Fira per sostenere il rilancio dell’industria, delle Pmi e dell’economia abruzzese. La mia idea sul Messaggero.

Nel decennio di crisi che ha fatto perdere al Mezzogiorno il 30% della ricchezza prodotta dall’industria, l’Abruzzo ha dovuto fronteggiare 109 crisi industriali. I dati Istat sull’occupazione nel III trimestre 2018 (l’Abruzzo rispetto allo stesso periodo del 2017 ha perso 26mila posti di lavoro, con il tasso di disoccupazione che è salito pericolosamente al 12,1%) hanno confermato che in una fase di recessione senza il rilancio degli investimenti industriali e delle infrastrutture una regione debole come l’Abruzzo continuerà ad arretrare.

Da queste colonne abbiamo sempre sostenuto che la priorità della prossima Giunta regionale sarà quella di rilanciare gli investimenti industriali, mantenendo gli insediamenti esistenti (il nuovo record di produzione della Sevel è una risposta chiara a chi immagina sviluppo economico senza industria) e utilizzando una misura strategica come la ZES (Zona Economia Speciale) per attrarre nuove imprese e investire sulla intermodalità.

Questo tema introduce la ridefinizione della missione delle Partecipate dalla Regione, in primis Abruzzo Sviluppo e Fira. Sarebbe auspicabile, infatti, che l’attuazione della ZES passasse attraverso una Cabina di Regia, guidata da un manager.

In altre regioni questa figura è individuata nel presidente dell’Autorità portuale, ma la soluzione non è replicabile perché l’Abruzzo non ha l’Autorità. Questo ruolo può essere invece ricoperto dal presidente di Abruzzo Sviluppo, organismo che deve finalmente diventare un vero e proprio facilitatore degli investimenti, facendosi carico di tutte le pratiche di insediamento delle aziende (previa verifica delle aree industriali a disposizione di Arap e dei Comuni), dalla fase di scouting alla agevolazione da applicare, trasformandosi nei fatti in uno Sportello Unico Regionale delle Attività Produttive.

Con la scomparsa degli Istituti di credito regionali si sono ridimensionati i Confidi, che però sono troppi per sostenere lo sviluppo delle Pmi in Abruzzo, dove ce ne sono 30, 15 dei quali praticamente inattivi. Gli altri non riescono a fare massa critica, e stanno rischiando di essere fagocitati dai Confidi promossi dagli Istituti di credito che hanno acquisito le Casse di Risparmio abruzzesi.

La Regione dovrebbe procedere ad una revisione del sistema con la riunificazione dei Confidi operanti, sulla scorta di quanto ha stabilito con una legge regionale la Regione Marche, che ha costituito il Confidi unico. Per fare questo, però, va dato un nuovo ruolo alla Fira, la Finanziaria regionale.

La nuova Fira, infatti, dovrebbe fungere da collante tra le banche locali, per coinvolgerle in una rinnovata strategia regionale in materia di politica del credito, in grado di venire incontro alle esigenze delle PMI (Industria, Costruzioni, Commercio, Turismo), che più di tutte hanno avvertito i segnali della crisi economica, acuita dalla drammaticità delle vicende di Tercas e Carichieti, che ha di fatto sottratto al tessuto imprenditoriale un interlocutore fondamentale sul quale si erano costruiti decenni di politica economica ed industriale.