Farmaceutico e agroalimentare trascineranno l’export italiano nei prossimi tre anni, secondo Sace-Simest. Intanto FCA e PSA, che in Abruzzo collaborano dal 1981 nello stabilimento Sevel, diventano un unico gruppo. Gli strumenti per far crescere tutta la filiera delle PMI nel mio intervento pubblicato su Il Messaggero.

 

Nei prossimi tre anni crescerà l’export italiano di beni agroalimentari e farmaceutici, e si concentrerà in prevalenza su aree geografiche dove già da almeno un biennio le imprese abruzzesi che operano in quei settori sono riuscite a posizionarsi, come il Far East oltre ai tradizionali mercati del Canada e degli Stati Uniti.

La presentazione dell’Export Update 2019-2022 di Sace-Simest contiene indicazioni utili per valutare se la tendenza positiva in atto può favorire l’ulteriore crescita di due dei più importanti cluster industriali abruzzesi.

Chi scrive a fine febbraio 2019, in sede di presentazione del Rapporto Export del Centro Estero delle Camere di Commercio (assorbito nel frattempo dall’Agenzia di Sviluppo Speciale della Camera di Commercio di Chieti-Pescara), aveva evidenziato come finalmente i Paesi del Far East (dove si concentra il 50% del Pil mondiale) cominciavano a diventare un mercato di riferimento anche per le imprese abruzzesi.

Se fino al 2015 la Cina e tutto il Far East pesavano per meno del 3% sulla bilancia dell’export regionale, alla fine del 2018 l’export verso i Paesi Extra Ue aveva fatto registrare un aumento di 83 milioni, performance che in valore percentuale (5,3%) era stata di molto superiore alla media nazionale, ferma a quota 1,6%.

La tendenza positiva verso i Paesi Extra Ue era già evidente nel 2017, con il risultato significativo proprio del comparto farmaceutico (+ 600 milioni di euro), pari a +41%, cinque volte quello della media nazionale (8,2%).

Ieri, peraltro, FCA e PSA che in Abruzzo collaborano nello stabilimento Sevel dal 1981, hanno dato il definitivo via libera alla nascita del quarto player dell’automotive a livello globale.

In che modo sostenere ulteriormente la crescita internazionale delle imprese agroalimentari e farmaceutiche, rafforzare i servizi innovativi a supporto delle grandi multinazionali, e favorire l’aggregazione tra le PMI e renderle competitive sui nuovi mercati?

Da queste domande passa il futuro industriale della regione, che deve avvenire con il concorso di tutti gli stakeholders (imprese e sindacati in primis), e con una particolare attenzione del mondo accademico nell’attuazione della terza missione (rafforzare le relazioni tra Università, imprese e territorio), il crinale sul quale si misura l’attrazione e la permanenza in Abruzzo del capitale umano.

La diversificazione in atto dei mercati di sbocco richiede la promozione di filiere integrate che permettano all’indotto di agganciarsi al flusso di export, oltre allo sviluppo delle competenze e all’assistenza tecnica qualificata degli operatori che vogliano investire sui nuovi mercati.

La Regione dovrà potenziare i servizi all’export, individuando quegli strumenti che trovano corretta e veloce attuazione attraverso, ad esempio, un’efficace progettazione e spesa dei Fondi comunitari per aumentare la platea di potenziali imprese che possono crescere e diventare competitive in un contesto globale modificatosi radicalmente nell’ultimo decennio.

Questo processo strategico richiede una più efficace governance regionale e passa inevitabilmente per la ridefinizione della missione delle società partecipate che, come ha precisato a Roseto lo stesso presidente della Regione Marsilio a conclusione dell’evento sull’Europa, saranno lo snodo delle nuove politiche europee per poi fondersi in un’unica Agenzia di sviluppo industriale e finanziaria, quello strumento agile che il mondo delle imprese chiede da sempre alle Istituzioni.