Ampliare nel Mediterraneo le relazioni della geopolitica, per consolidare la posizione dell’Italia come naturale gatekeeper energetico nel rapporto tra il Nord Africa e l’Europa; fronteggiare all’interno del Paese un pericoloso braccio di ferro con i distributori di carburante, che rischia di non essere compreso dai cittadini e dalle imprese di trasporto, le categorie penalizzate dallo sciopero dei benzinai del 25 e del 26 gennaio.

Per il Governo di Giorgia Meloni, sulla scorta anche delle positive relazioni costruite nel tempo da Enrico Mattei e con il ruolo strategico dell’Eni, la settimana appena cominciata è servita a ribadire il peso che l’Italia può e deve avere nel Mediterraneo, per contare sempre di più nella costruzione dei futuri equilibri geopolitici intorno all’energia.
In Italia, invece, nonostante la mediazione del ministro Urso, lo scontro con i benzinai non ha prodotto la sintesi che ci si attendeva. E ieri, al termine di una giornata piena di tensioni tra l’esecutivo e le sigle sindacali che tutelano i benzinai, è stato confermato lo sciopero della categoria.

L’Algeria fornisce 25 miliardi di metri cubi di gas all’Italia, più del 33 per cento del gas importato dal nostro Paese, e l’obiettivo del Governo è quello di arrivare a 30 miliardi di metri cubi entro la fine dell’anno.

Una missione, quella nordafricana che, dopo gli accordi siglati dal Governo Draghi nel mese di luglio 2022 per accelerare l’affrancamento dal gas russo, è servita per rinforzare la posizione dell’Italia come hub strategico dell’energia nel complicato risiko del Mediterraneo allargato, che con il raddoppio del Canale di Suez ha riconquistato un ruolo centrale nel traffico commerciale marittimo e nella gestione degli approvvigionamenti energetici.

La posizione forte dell’Italia, nonostante l’ostruzionismo francese e le incognite costituite dalla Turchia e dalla Russia, è favorita proprio dal mondo industriale che la premier ha voluto con sé nella missione, come testimonia il peso dell’Eni in Libia con l’impianto di estrazione a Mellitah.

La visita in Algeria, inoltre, segue di qualche settimana l’annuncio dell’interconnessione tra Italia e Tunisia, con il nuovo collegamento di Terna che garantirà più sicurezza nell’approvvigionamento energetico.

Ai risultati positivi nella politica estera dell’energia, fa da contraltare il dualismo interno con i benzinai. Il loro sciopero, come ho già avuto modo di scrivere proprio su Il Tempo, non trova alcuna giustificazione, perché va nella direzione di ostacolare un’azione di trasparenza del Governo sui prezzi dei carburanti. E anche sotto il profilo reputazionale le richieste di ispezione e controllo alla Guardia di Finanza e l’indagine aperta dall’Antitrust sulle irregolarità relative all’esposizione dei prezzi al pubblico, potevano servire a legittimare l’operato di tutta la filiera della distribuzione dei carburanti. Le risorse per continuare a sterilizzare le accise non c’erano. E allora non sarebbe stato più corretto rinunciare ad una posizione così radicale, per agevolare invece una soluzione collaborativa con il Governo?