Rifedinire il contratto con i concessionari: la mia proposta per evitare l’aumento dei pedaggi autostradali pubblicata sul Messaggero.

Le discussioni che a fine dicembre o all’inizio di gennaio accompagnano l’aumento dei pedaggi autostradali, sono francamente un rituale consuetudinario di cui vorremmo fare a meno, perché non vengono mai indicate delle soluzioni concrete per intervenire a sanare una situazione che si trascina da quasi venti anni. Ogni anno torniamo ad ascoltare le stesse affermazioni, senza che si intervenga in modo concreto sul vero nodo della questione: la ridefinizione del contratto con i concessionari stipulati nel 2001.

Da allora non solo è stato ridisegnato il perimetro del sistema finanziario globale ed eroso il potere della classe media, ma abbiamo assistito ad una notevole produzione normativa nel settore degli appalti pubblici, che è andata anche nella direzione di regolare il rapporto tra il pubblico ed il privato.

La revisione del contratto, anche alla luce della proposta di linea guida Anac sul monitoraggio delle amministrazioni aggiudicatrici sull’attività dell’operatore economico nei contratti di partenariato pubblico-privato, diventa quindi un’operazione indispensabile per normare la redditività finanziaria del concessionario (i cui parametri di equilibrio tra l’analisi dei costi e i ricavi sono di fatto obsoleti), e al contempo non infierire sulla capacità di spesa degli utenti finali (automobilisti, autotrasportatori, linee traporto pubblico e privato), diminuita in questo lasso di tempo anche per effetto dell’introduzione dell’euro e della crisi economica.

Se i tassi di rendimento degli investimenti dei concessionari non sono più convenienti considerata la vetustà dei contratti e dell’impianto normativo che li regolano, come ormai è acclarato, non si può scaricare questa incongruenza sui fruitori del servizio.

La linea guida Anac interviene proprio sulla revisione dei contratti delle concessioni e sulla disciplina dei contratti di partenariato pubblico-privato, definiti all’art. 3 del Codice dei Contratti.

In particolare nella II parte della linea guida si individuano proprio gli strumenti per favorire non solo il controllo e il monitoraggio economico delle attività del concessionario, ma soprattutto indica quale direzione intraprendere nel caso di revisione del contratto, causata dalla inadempienza o inefficacia delle clausole contrattuali preesistenti, perché, ad esempio, sono venute meno le modalità che regolavano il rapporto ex ante. Si pensi, a tal proposito, ai terremoti che si sono succeduti dal 2009, che hanno determinato sui tronchi autostradali A24 e A25 onerosi interventi di manutenzione straordinaria non prevedibili all’epoca della sottoscrizione del contratto di concessione. Nel 2013, poi, è cambiata la normativa sismica e da allora lo Stato deve sbloccare tre miliardi per l’adeguamento del tratto autostradale gestito da Strada dei Parchi (i 192 milioni di cui si parla da mesi per adeguare i viadotti da L’Aquila a Tornimparte costituiscono una parte dell’importo complessivo da sbloccare).

La manutenzione, infatti, è un argomento sempre di più centrale nella gestione delle infrastrutture italiane, come dimostrano la tragedia di Genova e le inchieste televisive sui tratti autostradali dell’A24 e A25. Da agosto in poi, a causa di una comunicazione improvvida da parte del Ministero, che ha spaventato i potenziali turisti e i fruitori delle autostrade, si è verificata anche una diminuzione dei transiti. Per evitare lo stillicidio al quale siamo sottoposti ogni inizio anno va perseguita quindi in modo responsabile (oltre all’adeguamento sismico dei tratti autostradali) una sola direzione: quella della revisione contrattuale.